
non ho mollato, invece, "una piccola storia ignobile" di alessandro perissinotto, rizzoli. primo episodio che vede come protagonista la psicologa anna pavesi, alle prese con la sparizione di un cadavere. noir garbato, misurato nella scrittura ed efficace nella costruzione, secca ed essenziale. è la nouvelle vague del noir italiano: detective che nella vita fanno altro (come la prof dei polizieschi della oggiaro), stile asciutto (al contrario di quello ampolloso di patrick fogli), con uno sguardo addirittura bonario sulla realtà.
molto poco reale, ma di grande, enorme successo, è l'intricatissimo "w." di jennifer lee carrell, la risposta a base di inediti shakespeariani al codice da vinci. talmente intricato, però, che alla fine ho iniziato a perdere il filo, e l'interesse.
non pone questi problemi "le donne del club degli omicidi", quarto atto del club degli omicidi al femminile firmato da james patterson. è, anzi, piuttosto prevedibile, ma non manca di un certo garbo.

infine, unico romanzo-romanzo che tolgo dal comodino è l'eccellente esordio del giovanissimo paolo giordano, "la solitudine dei numeri primi", mondadori, un romanzo dolente e scuro, una storia di solitudini che si sfiorano, di esistenza mancate sempre sull'orlo dell'implosione. giordano ha una scrittura precisa, esatta, e trova (quasi) sempre la soluzione lessicale migliore. un grande esordio.
ora sul comodino metto "sicilian tragedi", di ottavio cappellani, mondadori; "il principe dei ladri", di chuck hogan, piemme; "firmino", di sam savage, einaudi.
vi dirò.
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