mentre nel paese si tira un sospiro di sollievo per le sorti della nazionale di calcio, va in archivio "tuff e la sua banda". romanzo di formazione, sebbene politicamente scorrettissimo, racconta l'avventura di winston foshay, un enorme giovane nero di east harlem il quale, con l'aiuto di una teppa di delinquentelli (i suoi amici: fariq lo storpio, whitey, armello), sua moglie yolanda, un'attempata e rivoluzionaria giapponese, la signora nomura, suo padre clifford (ex pantera nera e ora poeta e intellettuale), e un rabbino nero di nome spencer throckmorton si presenta alle elezioni del consiglio comunale. paul beatty descrive con penna corrosiva i problemi di una grande metropoli come new york, passa al vaglio della sua analisi lucidissima i problemi sociali e razziali dei quartieri neri, getta uno sguardo disincantato, e purtroppo pessimista, sulla possibilità di un cambiamento. lo fa, però, con umorismo debordante, e una vena narrativa di gran classe. è un libro che richiede necessariamente due cose: una conoscenza della cultura africano-americana degli ultimi cinquanta anni (altrimenti si ride poco) e una buona dose di rimpianto: come ho già scritto, la traduzione, seppur buona, non può molto nel tentativo di rendere i ritmi sincopati dello slang di spanish harlem.
ho attaccato, allora, "oggetto amoroso non identificato", terzo romanzo di
jonathan lethem (tropea). le prime pagine promettono assai bene, con l'esperimento dell'eminente fisico teorico, prof soft, impegnato a costruire una geometria della bolla che includa la simmetria sferica in un universo di farhi-guth.
vi dirò, as always.
Nessun commento:
Posta un commento