domenica 29 giugno 2008

tortura metallica

un bell'articolo sul guardian di qualche giorno fa illustra i metodi di tortura attraverso la musica che vengono normalmente utilizzati a guantanamo.

istruttivo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

il mio comodino respira più liberamente.
o forse no.

da qualche settimana è stato alleggerito delle 600 e passa pagine di "Shock economy: l'ascesa del capitalismo dei disastri" (Rizzoli Collana 24/7, 2007), corposa controstoria del neoliberismo firmata Naomi Klein che adesso riempie lo spazio nello scaffale della mia libreria di fianco all'ormai celebre "No Logo".

In sintesi: come crisi (economiche, sociali, politiche) e catastrofi ambientali possono essere usate per imporre le riforme neo-liberiste che sono tra le maggiori cause di disgragazione del welfare-state. un viaggio tra gli effetti e le applicazioni delle teorie ultraliberiste di Friedman e dei Chicago Boys dagli anni 50 fino ai giorni nostri, dalle terapie a base di elettroshock finanziate dal governo statunitense alle torture dei regimi dell'America Latina negli anni '70, dal crollo del muro di Berlino e l'instabilità economica in Polonia e Russia all'inizio degli anni 80 all'inflazione inarrestabile in Bolivia e la guerra delle Falkland in Gran Bretagna, sino alla guerra in Iraq e la distruzione di New Orleans causata da Katrina in tempi più recenti, passando per Abu Ghraib e Guantanamo.

insomma la storia dell´avanzata globale del fondamentalismo del libero mercato, un sistema (violento) che a volte si serve del terrore per raggiungere il suo obiettivo bypassando il consenso popolare mediante l'utilizzo di shock causati da un evento contingente, provocati ad arte o dovuti a cause esterne.

su Guantanamo e le sue torture la Klein scrive molto. e con tremenda efficacia. della tortura come "meccanismo concepito per spezzare la volontà di resistenza non solo del singolo individuo incarcerato ma specialmente della collettività". come nell'intervista a Gail Kastner, vittima degli esperimenti segreti della CIA e delle tecniche di interrogatorio di Ewen Cameron basate sull'utilizzo dell'elettroshock per fare tabula rasa di un modello comportamentale preesistente, per riuscire a riprogrammare il "paziente". peccato che dopo aver fatto crollare psico-fisicamente le sue cavie, Cameron non riuscì mai a ricostruirle.

ora: la Klein non è un'economista nè una studiosa. trattasi di giornalista, di razza, di quelle sempre più difficili a trovarsi. una collezionista di informazioni che si pone le giuste domande e viaggia per il mondo in cerca delle risposte, in Iraq nella provatizzazione post-bellica, in Asia dopo lo tsunami, in Polonia, Cina e Sudafrica.

si potrà obiettare che (a tratti) il lavoro gioca su un rapporto causa-effetto forse (volutamente?) semplicistico, magari ingenuo, che manca il supporto di analisi economiche di dettaglio e che tra le righe possa essere celato un curato lavoro di marketing della propaganda.

sarà.

ma quando la matita smette di sottolineare e la quarta di copertina si chiude, resta la convinzione di avere (almeno) una nuova prospettiva da cui guardare il mondo che circonda e spesso opprime i microcosmi che abitualmente viviamo.

la mente elabora.
il pensiero corre.
il respiro?
no, non migliora.

bacieabbracci.
mdf