venerdì 13 giugno 2008

tuff

procede a fatica - e non perché sia un brutto libro, tutt'altro - la lettura di "tuff e la sua banda". è ancora lì, sul comodino, con il segnalibro più o meno a metà. in verità, è un libro dannatamente buono: intrigante, comico, puntuto e saettante nella lettura dei tic della cultura newyorkese, e di quelli della cultura africanoamericana (verso i quali l'autore, africanoamericano, non è certo tenero).

direte: e qual è il problema? il problema è che - nonostante abbia sputato sangue e fatto un buon lavoro, nei limiti del possibile - la traduttrice, stefania bertòla, non ha potuto rendere l'allucinata, ritmata, speziata, strascicata cadenza ritmica di un nero di harlem e della sua gente. quello che si perde, pur senza aver letto l'originale, fa come da sottofondo alle avventure esilaranti di tuff, yolanda, la signora nimura (una sessantenne che però, nel risvolto di copertina viene definita "una ragazza"), e gli altri delinquentelli della teppa.

fa da sottofondo, certo, ma è sempre qualcosa che si è perso.

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